orge
L'imbarco
15.01.2026 |
4.039 |
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"Luana, in preda all’orgasmo, iniziò a emettere sospiri soffocati come un miagolio, mentre Fabio iniziò a sbuffare come una locomotiva segno evidente che stesse per esplodere nelle viscere..."
Stavamo atterrando.Le cinture vennero strette e un brusio sommesso percorse la cabina, mentre il paesaggio fuori dal finestrino si faceva sempre più vicino.
Nell’aria si avvertiva una tensione elettrica, io e Luana ci tenevamo per mano cariche di eccitazione per quello che avevamo appena vissuto e quello che ci stava aspettando; in quel momento, mi resi conto che questa esperienza ci avrebbe unito in modo indissolubile, lasciando in ognuna di noi una traccia indelebile che avremmo portato con noi anche dopo essere scesi dall’aereo.
Giunti al controllo passaporti l’agente, mentre gli porgevo il documento facendo inavvertitamente notare il braccialetto, si alzò in piedi e iniziò a squadrarmi con un sogghigno.
Il suo sguardo sembrava voler penetrare i miei pensieri, come se potesse leggere ogni dettaglio di ciò che era appena accaduto durante il volo.
Sentii un brivido scivolarmi lungo la schiena, consapevole che portavo ancora addosso i segni e i profumi di quel volo indimenticabile.
Esitai un istante, ma poi, nonostante il mio abbigliamento non lasciasse nulla all’immaginazione, ricambiai il suo sguardo con aria innocente.
Arrivati al metal detector, sebbene avessi riposto il plug nello zainetto e avessi passato lo scanner senza che suonasse l’allarme, gli addetti mi fecero avvicinare allo zainetto e mi chiesero di aprirlo.
Tra le varie cose tirarono fuori i due plug e con uno sguardo quasi minaccioso mi chiesero spiegazioni!
«Sono due toys che uso quando ho desiderio di giocare» risposi con un tono sicuro e sfrontato!
Gli sguardi degli addetti si incrociarono, increduli ma anche divertiti dalla mia risposta.
Qualcuno accennò un sorriso, mentre un altro si limitò a fare un gesto di assenso, come a voler dire che ormai, in aeroporto, ne avevano viste di tutti i colori.
Sentii che la tensione sfumava pian piano, sostituita da un senso di leggerezza e complicità che condivisi con Luana attraverso uno sguardo complice.
Pensavo di essermela cavata quando uno dei due disse: “Ora seguiteci, dobbiamo fare una verifica», e ci condusse in una stanza chiudendo la porta alle sue spalle.
Dentro la stanza l’aria era densa, quasi rarefatta.
L’agente si prese qualche istante prima di parlare, osservandomi con attenzione, mentre io cercavo di mantenere la calma nonostante sentissi il battito accelerare come le ali di un colibrì.
Guardai Luana, che mi fece un cenno rassicurante anche lei, come me, stava trattenendo il fiato.
Sapevo che dovevo restare lucida e giocare bene le mie carte; in quel momento, ogni dettaglio poteva fare la differenza.
«Lo sapete che potremmo trattenervi per accertamenti riguardo a questi arnesi?» disse uno dei due, mentre l’altro prosegui: «… a meno che non ci facciate capire l’uso che ne fate di questi oggettini!»
Per un attimo rimasi senza parole, la bocca asciutta e il coraggio che minacciava di svanire.
L’aria nella stanza sembrava farsi ancora più pesante, mentre Luana e io ci scambiammo uno sguardo veloce, cercando un tacito accordo su come procedere.
Poi, raccogliendo tutta la mia audacia, risposi con un sorriso ironico: «Non credo sia il caso, ma meglio di ogni descrizione possiamo fornirvi una dimostrazione di quello che saprebbero fare questi oggetti».
Presi il plug vibrante e porsi il telecomando alla guardia più grande, leccai per bene il plug guardandolo negli occhi, mi girai chinandomi e feci scivolare lentamente il giocattolo nell’ano.
L’aria nella stanza si caricò di un silenzio teso, quasi irreale, mentre tutti gli occhi erano puntati su di me.
«Ora aziona il telecomando e guarda cosa succede!»
Sentivo il battito del cuore nelle orecchie, ma la mia sicurezza ostentata sembrò spiazzare gli agenti. Luana, al mio fianco, tratteneva un sorriso divertito, pronta a sostenermi in qualsiasi sviluppo.
Il plug iniziò a vibrare e un flebile sospiro mi uscì dalla bocca mentre la mia fica iniziò ad inumidirsi.
L’agente con il telecomando continuava a cambiare la frequenza delle vibrazioni scambiandosi sguardi complici con il collega.
Sentivo le gambe tremare leggermente mentre il piacere si mescolava all’imbarazzo, ma non distolsi mai lo sguardo dagli agenti.
In quel momento, capii che avevo conquistato la loro attenzione e che la situazione, sebbene fuori controllo, era tutta nelle mie mani.
Inaspettatamente fu Luana a prendere l’iniziativa: «Allora diteci come possiamo chiudere questa storia senza altre perdite di tempo!»
«Datevi da fare!» disse l’individuo vicino a lei sbottonandosi i calzoni e tiro fuori il cazzo già in semi erezione.
Luana in un attimo si inginocchiò afferrando l’uccello portandoselo alla bocca.
Iniziò un lento lavoro di bocca e quando lo fece uscire lo aveva fatto diventare di marmo!
Lo leccava con avidità percorrendolo per tutta la sua lunghezza fino ad arrivare alle palle che prendeva in bocca una alla volta.
Io ero ormai partita, il plug trasmetteva vibrazioni che si ripercuotevano sulla fica ormai fradicia.
Mi stavo apprestando a fare lo stesso servizio all’altra guardia quando rimasi bloccata difronte alle dimensioni di quell’arnese!
Non feci in tempo a prendere una decisione che mi ritrovai seduta sul bordo della scrivania a gambe larghe con quella cappella simile all’ogiva di un missile puntata sulla mia fichetta!
Mi afferrò le gambe allargandole e in un colpo solo sentii la mia intimità profanata fino allo spasimo!
Quella cappella arava le pareti della mia vagina fino ad arrivare a sbattere sull’utero.
Nonostante le dimensioni gli umori mi sgorgavano dalla fica montando in me un orgasmo ininterrotto, volevo che quell’amplesso non finisse mai, iniziavo a farfugliare pregandolo di aumentare, di sfondarmi quando iniziai a tremare ed esplosi in un urlo soffocato dalla mano della guardia!
Lo tirò fuori proprio nel momento che squirtai copiosamente, stava per rimettermelo dentro quando Luana che aveva appena finito di fare il suo pompino si avventò su quel palo riuscendo a stento a prendere in bocca quasi tutta la cappella!
Io scesi dalla scrivania e quasi con fare brusco scansai Luana facendole capire che il premio finale era di mia competenza!
Impugnavo quell’asta e ammiravo quel glande pulsante ormai prossimo all’eruzione.
Mentre lo masturbavo con la mano porsi la lingua sotto la punta aprendo la bocca e un fiume di calda crema mi riempi fino in gola!
Continuai a mungerlo fino a che l’ultima goccia sgorgò nella mia bocca; quindi, potei chiudere le labbra assaporando quel nettare facendomelo sciogliere in bocca un po' alla volta mentre il plug continuava a vibrare nel mio culo.
Sentivo ancora il calore della sferzata appena vissuta, la pelle vibrava sotto ogni tocco e le mie gambe tremavano leggermente mentre cercavo di riprendere fiato.
L’ambiente era intriso di quell’odore intenso, quasi selvaggio, che sembrava avvolgermi totalmente e scuotere ogni fibra del mio corpo.
Mi ripresi il telecomando, mi sfilai il plug spegnendolo, lo riposi nello zaino non prima di essermi infilato l’atro gioiello nel culo e con fare sicuro dissi: «Penso che ora possiamo andare, abbiamo chiaramente risolto la questione!», e preso Luana per mano uscimmo dalla stanza.
Il corridoio era affollato e noi come due modelle sfilavamo tra le persone sculettando per raggiungere il resto del gruppo.
Luana mi fece notare che mi si era sollevata la mini sul sedere ma io ero troppo su di giri: «Lo so, ma mi eccita troppo avere su di me gli sguardi stupiti delle persone immaginando i loro pensieri più sconci!»
Con passo deciso attraversammo il corridoio, i nostri corpi erano ancora elettrizzati dall’esperienza appena vissuta.
Sentivo addosso gli sguardi curiosi e maliziosi degli altri, ma questo non faceva che aumentare il senso di libertà e complicità tra me e Luana.
Mentre avanzavamo tra la gente notavo i volti curiosi che ci scrutavano con attenzione, e io, cosciente dello spettacolo che stavo offrendo, procedevo ancheggiando disinvoltamente.
Luana mi prese sottobraccio e, con un sorriso malizioso, sussurrò: «Chissà cosa penseranno di noi dopo quello che è successo».
Io le risposi con una risata sommessa, lasciando che l’euforia del momento ci trascinasse verso le nuove avventure.
Raggiungemmo il gruppo e Giulio mi chiese dove fossimo finite.
«Abbiamo dovuto risolvere qualche bega amministrativa», risposi, «ma abbiamo sistemato tutto!»
«Immagino», fu la risposta, «si sente l’odore delle pratiche che avete dovuto sbrigare, ma almeno le tracce sulle labbra del vostro impegno potevate rimuoverle!»
«Dai su», risposi dandogli un buffetto e leccandomi le labbra, «questo odore, come lo chiami tu, sarà in realtà il nostro profumo che useremo per tutta la crociera!»
Al che Marco scuotendo la testa ribatté: «Che tu fossi così troia lo sapevo da sempre, ma vedo che sei riuscita a trasformare Luana in una grandissima zoccola!»
Non dissi nulla, mi limitai a dargli un bacio sulle labbra!
La guida ci riunì per condurci al pullman che ci avrebbe portati al porto.
Il pullman era già pronto, il motore acceso e l’autista ci osservava con un sorriso paziente.
Mentre salivamo, l’adrenalina ancora scorreva nelle vene e tra battute e risate ci sistemammo agli ultimi posti, ognuno con le proprie aspettative per l’avventura che stava per iniziare.
La guida ci anticipò che avremmo viaggiato per più di un’ora e ne approfittò per ripeterci le regole da rispettare riguardanti il comportamento da tenere a bordo.
La nave era divisa in due zone, una più libertina dove era possibile praticare il nudismo, e l’altra un po' più morigerata; nella zona pranzo non si poteva stare nudi, e nelle piscine e idromassaggi comuni non erano permesso avere rapporti.
Per il divertimento oltre al teatro dove avrebbero fatto degli spettacoli c’erano due privé e un salone da ballo dove ci sarebbero state delle feste a tema.
Il pullman proseguiva lungo il percorso mentre Marco e Luana si scambiavano effusioni, io ero poggiata sulla spalla di Giulio quasi sonnecchiando e Fabio, seduto al centro, sembrava immerso nei suoi pensieri con uno sguardo fisso davanti.
Gli chiesi se andasse tutto bene o se ci fosse qualcosa che lo turbava; mi rispose: «Hai presente la milf che mi sono scopato sull’aereo?», «continua a girarsi verso di me con un atteggiamento quasi a volermi provocare!»
La guardai, sembrava una predatrice che aveva puntato la sua preda, allora le feci segno di avvicinarsi, lei arrivo davanti a Fabio dicendo: «scusate ma è più forte di me, non riesco a togliermi dalla testa il ben di Dio che ha tra le gambe!»
Io e Giulio scalammo di un posto facendo in modo che potesse sedersi di fianco a Fabio che fece finta di essere stato colto alla sprovvista, ma un sorriso malizioso si fece strada sul suo volto.
L’atmosfera si fece più leggera e complice, mentre la donna, senza troppi indugi, gli appoggiò una mano sulla patta dei bermuda, quasi a voler testare fin dove potesse spingersi.
Tra sguardi e battute, il resto del gruppo osservava la scena divertito e questo spinse la signora ad andare oltre!
Slacciò i calzoni facendo emergere quel tronchetto della felicità e senza alcuna remora si tiro su la gonna impalandosi sopra di lui!
Sentivo il suo respiro farsi affannato, Giulio iniziò a stuzzicarmi la patata ma quando mi accorsi che Luana si stava scopando Marco a cavalcioni su di lui sentii irresistibile il bisogno di essere scopata!
Mi girai verso Giulio con una voce da gattina in calore: «Ti voglio, oraaaa!»
Non appena pronunciata quella frase, Giulio mi afferrò con decisione facendomi salire su di lui, i suoi occhi brillavano di desiderio e complicità.
Il calore del suo corpo contro il mio mi fece perdere ogni inibizione, sentivo il suo cazzo scivolarmi nella vagina mentre il pullman sembrava essere diventato un microcosmo di piacere condiviso, dove nessuno si preoccupava più di nascondere le proprie fantasie.
Vedevo Luana ansimare, la signora in preda a spasmi trattenuta da Fabio, e Giulio, il mio amore, che percorreva le pareti della mia intimità mentre io lo assecondavo con lenti movimenti del bacino.
Persi completamente il senso del tempo, travolta da quell’onda di piacere che sembrava non voler finire mai.
Le mani di Giulio mi stringevano forte i fianchi, guidandomi in un ritmo sempre più intenso, mentre i sospiri attorno a noi si mescolavano in un’armonia selvaggia e liberatoria.
Il pullman era ormai teatro di una scena senza pudore, dove ognuno inseguiva il proprio desiderio senza timore né vergogna.
Luana, in preda all’orgasmo, iniziò a emettere sospiri soffocati come un miagolio, mentre Fabio iniziò a sbuffare come una locomotiva segno evidente che stesse per esplodere nelle viscere della donna.
Io sentivo il glande di Giulio pulsare dentro di me, rimasi immobile a godermi quel massaggio interno che mi faceva sciogliere in un dolcissimo orgasmo che raggiunse il culmine quando sentii il suo miele irrorarmi l’intimità mentre ci scambiavamo un bacio appassionato!
Vibrava ancora nei nostri corpi quell'energia selvaggia che ci aveva travolto, come se il pullman ci avesse trasportato in un altro mondo dove il tempo era sospeso e nessun pensiero potesse interrompere la magia di quell'istante.
I nostri respiri si rincorrevano, mescolati ai sussurri e ai gemiti che echeggiavano intorno, creando un'armonia tanto sfacciata quanto naturale.
Il silenzio dopo la tempesta era dolce, punteggiato solo dal suono dei nostri respiri che lentamente tornavano regolari.
Una complicità nuova ci avvolgeva, quasi come se fossimo diventati una sola anima divisa tra corpi ansiosi e appagati, pronti a custodire quel segreto rovente nato tra i sedili del pullman.
Il viaggio proseguì tranquillo fino all’arrivo al porto e il pullman si fermò davanti alla scaletta della nave per l’imbarco finale, scendemmo dal pullman ancora scossi dalle emozioni, con le gambe che tremavano leggermente e il sorriso complice stampato sul volto.
L’aria fresca del porto ci accarezzava, portando via gli ultimi residui di quell’euforia segreta, mentre salivamo la scaletta per salire a bordo.
Venimmo accolti dal personale di bordo che ci spiegò per sommi capi le procedure di bordo e ci assegnò le cabine dove avremmo alloggiato.
Entrammo nella cabina, era molto confortevole, un grande letto matrimoniale, e un bagno con una doccia molto accogliente per cui ne approfittai subito prima di disfare i pochi bagagli che avevamo portato.
La cosa che notai subito fu la trousse offerta dall’agenzia; ci avevano rifornito di gel lubricante, una copiosa fornitura di preservativi, anche se non ne avremmo fatto uso in quanto tutti i partecipanti avevano dovuto fornire un recente certificato del test HIV, e l’omaggio di benvenuto che consisteva in un simpatico vibratore!
Mi venne spontaneo sorridere di fronte a tanta premura; l’atmosfera nella cabina era carica di curiosità e aspettative, quasi come se l’avventura avesse appena iniziato a svelare i suoi misteri.
Giulio mi guardò con occhi pieni di complicità, mentre l’eco delle emozioni vissute poco prima sembrava riverberare tra le pareti, pronta a trasformarsi in nuove esperienze indimenticabili, ma si stava facendo tardi, dovevamo riunirci per il cocktail di benvenuto e la cena.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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